La distruzione del Conservatorio e l’aggravarsi della guerra interruppero le lezioni.

Io ero sfollato a Borgosesia. I nostri contatti erano ora soltanto epistolari, perché la linea Novara-Varallo era stata interrotta.

Seppi che si era ufficialmente fidanzato e un giorno mi scrisse che gli sarebbe stato caro avermi come testimone al suo matrimonio. Non mi fu possibile accontentarlo per le interrotte comunicazioni ferroviarie. 

Mi invitò però più tardi ad assistere al suo debutto come Direttore nella “Traviata” al Coccia.

Con una specie di piccola carovana automobilistica raggiungemmo in parecchi da Borgosesia Novara e dopo il primo atto fummo invitati nel palco della Delegazione del Teatro per una bicchierata al neo Direttore.

In tale occasione ricordo che volli battezzarlo Direttore versandogli il mio spumante sul capo.

In seguito lo persi di vista per qualche tempo. Quando lo rividi seppi che la sua attività era limitata a dirigere qualche opera nei piccoli centri. Lo consigliai di lasciare Novara e di stabilirsi a Milano.

Era mia intenzione raccomandarlo per un posto di sostituto alla Scala, ma un concerto “Martini e Rossi” a Radio Torino, e uno alla Basilica di Massenzio a Roma ed il suo nome incluso al Festival Internazionale di Venezia gli aprirono la strada alla celebrità ed anche a un certo benessere.

Questi concerti gliene procurarono molti altri in Italia ed all’estero. In seguito entrò alla Scala, poi venne Toscanini – ma già Cantelli si era autorevolmente affermato – che se lo portò in America a dirigere alla NBC, la sua orchestra.

Se un piccolo aiuto vi fu da parte mia, esso fu facile oltre che convinto. Le sue doti artistiche e morali furono altissime. Fece della sua vita una religione, e durante lo studio con l’orchestra aveva nel gesto una maestà sacerdotale. Questo sentimento intimo si trasfondeva nell’orchestra che vedeva in lui un uomo dotato di qualcosa di superiore. La perfezione era il suo sogno e le sue eccezionali doti l’aiutavano a raggiungerla.

Passato il periodo di irrigidimento, Toscanini ebbe la sua parte in questo atteggiamento. Egli si era da due anni umanizzato e sciolto. La nascita del figlio l’aveva reso paterno e caldo con tutti. L’orchestra, che sentiva questo suo cambiamento, lo adorava. I suoi concerti di quest’anno sono stati vibranti. Il mio pezzo, l’ultimo pezzo moderno da lui diretto, che intendeva portare con sé in America, ebbe alla Scala tre esecuzioni incandescenti.

Abbiamo perduto un grande, insostituibile artista. Talvolta qualche critico non fu molto benevolo verso di lui, ma il pubblico di tutto il mondo sì. E che così fosse, ne abbiamo la prova nel compianto universale, e nelle lacrime di tanti che lo conobbero a Milano e a Novara.

Scomparve già in apoteosi, quando – come asseriva l’Ansa il giorno della sua morte – non riusciva più a soddisfare le richieste che pervenivano da tutte le parti del mondo.

Veramente non scomparve, perché la sua augusta memoria rimarrà per sempre scolpita nei nostri cuori.

Il Maestro Giorgio Federico Ghedini

(Novara Acli, A. III n. 12, 15 dicembre 1956)

Cimitero di Novara, le glorie novaresi

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